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                      Dott.ssa Marina Belleggia

Psicologa, Psicoterapeuta, Analista Transazionale

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Analisi Transazionale: i concetti-chiave

Aggiornamento: 11 apr

Eric Berne sosteneva che non il terapeuta soltanto dovesse essere esperto dei concetti fondamentali dell’Analisi Transazionale, ma che dovesse diventarlo anche il paziente. Qualora il terapeuta condivida le proprie conoscenze della teoria con il paziente, questi assume un ruolo di parità con il terapeuta nel proprio processo di cambiamento: “un analista transazionale si fa un dovere di mantenere il paziente informato di cosa gli sta avvenendo via via che procede il trattamento, guadagnandosi così spesso la sua gratitudine, oltre che il suo miglioramento” (Berne, 1986).

Condivido pienamente la convinzione di Berne e ho notato con gioia che quando rendo partecipe il paziente di ciò che sta accadendo dentro di lui utilizzando i “concetti chiave” dell’Analisi Transazionale questi diventa più collaborativo e si sente meno spaventato, soprattutto nelle prime fasi della terapia, quando le persone solitamente vivono con ansia la relazione con lo psicoterapeuta. Alla fine del trattamento, invece, quando la persona è ormai esperta di tali concetti, può facilmente fare un resoconto del suo percorso utilizzandoli in modo competente. E questo contribuisce al suo sentirsi in grado di fare a meno, finalmente, della terapia. La teoria analitico-transazionale è stata formulata con termini semplici e alla portata di tutti proprio per adempiere a questo scopo.” Alcuni pensano che questo linguaggio così diretto debba rispecchiare un pensiero superficiale. Ma si sbagliano: benché il linguaggio dell’Analisi Transazionale sia semplice, la sua teoria è profonda e frutto di rigorosi ragionamenti” (Stewart, Joines, 1990).

Il principio del “rendere esperto il paziente” si basa su uno dei concetti chiave della teoria analitico-transazionale, e cioè che ognuno di noi è ok. Cosa vuol dire questo? Che tutti noi, terapeuti, pazienti e tutte le persone in generale hanno un valore e una dignità in quanto esseri umani, al di là dei loro comportamenti che possono essere sbagliati e provocare sofferenza a se stessi e agli altri. Secondo questo assunto nessuno è superiore all’altro; siamo tutti allo stesso livello in quanto persone. E questo vale anche se i ruoli sono diversi, come in un rapporto professionale tra terapeuta e paziente.

Invece dei paroloni di alcune teorie che solo gli addetti ai lavori sanno maneggiare, l’Analisi Transazionale parla per tutti e si esprime con termini familiari. Ecco i concetti basilari della teoria, a cui si deve aggiungere quello che ho già descritto sopra sull’essere ok.

1. Il modello degli Stati dell’Io

E’ il concetto fondamentale della teoria. Cos’è uno stato dell’Io? E’ il modo in cui ci comportiamo, pensiamo e sentiamo in un dato momento. Se ci comportiamo, pensiamo e sentiamo in base a ciò che sta accadendo nel momento presente e utilizziamo tutte le risorse di persone adulte che abbiamo a disposizione, vuol dire che in quel momento ci troviamo nello Stato dell’Io Adulto. In altre occasioni possiamo invece comportarci, pensare e sentire in un modo che è simile a quello dei nostri genitori o delle figure genitoriali che abbiamo avuto nella nostra vita. In questo caso siamo nello Stato dell’Io Genitore. Quando, infine, ci comportiamo, pensiamo e sentiamo come quando eravamo bambini, si dice allora che siamo nello Stato dell’Io Bambino. Il modello degli Stati dell’Io ci serve per capire tutti gli aspetti della nostra personalità dal punto di vista strutturale, cioè di vederne la struttura.


2. Le transazioni

Quando comunichiamo con gli altri possiamo farlo da uno dei tre Stati dell’Io (Adulto, Genitore o Bambino). Gli altri, a loro volta, possono rispondere da uno dei tre. Questo scambio di comunicazioni si chiama transazione. L’Analisi Transazionale in senso stretto consiste nell’impiego del modello degli Stati dell’Io per analizzare le transazioni fra le persone. Ma l’Analisi Transazionale è molto di più.

3. Le carezze

E’, a mio avviso, uno dei concetti più belli. Quando le persone effettuano delle transazioni, quindi comunicano tra loro, si riconoscono l’un l’altro e questo atto di riconoscimento reciproco è chiamato carezza. Le carezze, in Analisi Transazionale, sono tutti i riconoscimenti fisici e psicologici di cui abbiamo bisogno per mantenere il nostro benessere. Senza carezze non possiamo stare bene.

4. La strutturazione del tempo

Le persone utilizzano vari modi per strutturare il loro tempo. Possono isolarsi, quindi non comunicare e non dare e non ricevere carezze. Possono compiere dei rituali, ovvero avere delle transazioni che procedono come se fossero programmate (es. parlare del tempo). In questo modo le persone si scambiano carezze senza coinvolgersi troppo. Ancora, possono mettere in atto dei passatempi (es. una chiacchierata ad una festa): le carezze che ci si scambia durante un passatempo sono più intense, ma meno prevedibili, quindi c’è un rischio maggiore di essere coinvolti. Possono fare insieme delle attività, e quindi indirizzare le loro energie per il raggiungimento di uno scopo, cosa che nei passatempi non c’è. Anche in questo caso le carezze sono abbastanza rischiose e riguardano i riconoscimenti che ci si scambia per il lavoro fatto (positivi e negativi). Un altro modo che utilizzano le persone per strutturare il tempo sono i giochi. Berne dedica molto spazio all’approfondimento di questo concetto. Qui sintetizzo dicendo che i giochi sono un modo inconsapevole che le persone utilizzano per scambiarsi delle svalutazioni reciproche, ma a livello psicologico tali svalutazioni vengono vissute come intense carezze. I giochi terminano sempre con un senso di disagio da parte dei “giocatori”. E infine, lo scambio di carezze più rischioso che due persone possono scegliere di avere è l’intimità. Nell’intimità non c’è svalutazione, c’è un coinvolgimento pieno, le carezze sono molto intense e rischiose. Quando si esprimono le proprie vere emozioni e i propri desideri autentici, senza costringere l’altro a comportarsi in un modo particolare, si sta sperimentando l’intimità.


5. Il copione

Il copione è la storia di vita che ognuno di noi scrive per se stesso. La stesura completa del copione inizia nella primissima infanzia e finisce con l’adolescenza. Quando diventiamo adulti non siamo più consapevoli di ciò che abbiamo scritto, ma continueremo a seguire questo copione, come attori esperti, e faremo di tutto per avvicinarci all’esito della storia, al finale che abbiamo deciso da bambini.

6. La ridefinizione e la svalutazione

La storia che abbiamo scritto sulla nostra vita, piano piano ci diventa sempre più familiare e facciamo di tutto per continuare a raccontarcela, perché questo è un modo per sentirci meno spaventati. Allora alteriamo la nostra percezione della realtà affinché questa non contraddica il nostro copione: questa è la ridefinizione. Quando invece ignoriamo le informazioni che abbiamo a disposizione pur di non mettere in discussione il nostro copione, allora operiamo una svalutazione.

6. L’autonomia

Se vogliamo realizzarci completamente come persone adulte è importante che aggiorniamo le decisioni prese da bambini. A un certo punto della nostra vita, infatti, ci renderemo conto che non possiamo andare avanti con quelle vecchie strategie infantili; dobbiamo sostituirle. Dobbiamo uscire dal nostro copione e raggiungere l’autonomia, che altro non è che il raggiungimento della capacità di essere consapevoli, spontanei e intimi.

7. Le emozioni parassite

Cos’è un parassita? E’ un essere che vive a spese di un altro. Possiamo avere emozioni dentro di noi che esistono realmente, ma che sono sostitutive di emozioni autentiche. La differenza fra emozioni autentiche ed emozioni parassite è che le prime non ci sono state permesse dai nostri genitori, le seconde sì; anzi spesso sono state incoraggiate.

Ma i due assunti che sono alla base della filosofia dell’Analisi Transazionale e che fanno di questa teoria un ottimo approccio con cui le persone possono avvicinarsi ai loro obiettivi di guarigione sono due:

1. ognuno ha la capacità di pensare;

2. ognuno decide il proprio destino, e queste decisioni possono essere cambiate.


Il primo vuol dire che ognuno di noi è responsabile delle proprie azioni perché è capace di pensare (ad eccezione di chi ha subito un grave danno cerebrale). Quindi, si porta dietro le conseguenze delle sue decisioni.

Il secondo vuol dire che qualsiasi decisione abbiamo preso nella nostra vita, soprattutto quelle che abbiamo preso da bambini quando avevamo meno risorse e meno scelte, possono essere cambiate, e quindi che possiamo ri-decidere. Se ci rendiamo conto che alcune modalità comportamentali, alcuni pensieri ed emozioni non sono più funzionali nella nostra vita di adulti possiamo scegliere di modificarli. E i cambiamenti possono essere duraturi.

L’ultimo assunto che considero importante comunicare alle persone ancora prima di cominciare il lavoro è questo: terapeuta e paziente sono alla pari. Il terapeuta non può fare delle cose al paziente senza la volontà di quest’ultimo, né il paziente può andare dal terapeuta con l’aspettativa che questi faccia tutto per lui. Ecco perché nella terapia analitico-transazionale si formula insieme al paziente un contratto di lavoro. Questi dice cosa vuole cambiare di sé e cosa è disposto a fare per raggiungere l’obiettivo; il terapeuta conferma di poter essere d’aiuto alla persona e di mettere a disposizione le proprie competenze. Del resto, cominciare un percorso di psicoterapia senza sapere dove si è diretti è piuttosto rischioso.

La chiarezza dei concetti della teoria e la trasparenza delle premesse che terapeuta e paziente stabiliscono nel loro lavoro, fanno dell’Analisi Transazionale un approccio terapeutico in cui il raggiungimento dell’autonomia da parte del paziente è già insito nella possibilità di essere padrone dei termini teorici e nella consapevolezza delle proprie responsabilità e di quelle che invece non gli appartengono, e che sono proprie dello psicoterapeuta.

Marina Belleggia





Per approfondire:

E. Berne, Principi di terapia di gruppo, Astrolabio, 1986.

I. Stewart, V. Joines, L’analisi Transazionale. Guida alla psicologia dei rapporti umani, Garzanti, 1990.

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