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                      Dott.ssa Marina Belleggia

Psicologa, Psicoterapeuta, Analista Transazionale

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Significati personali, sociali, spirituali di un Unico, piccolo e grande Virus

Molte persone in questi giorni mi fanno domande. Dentro ogni domanda c’è sempre la preoccupazione di non aver capito esattamente ciò che sta accadendo. Non è facile capire i fatti spesso, ma comprendere noi stessi invece possiamo sempre. Da qualunque piano umano o divino sia arrivato questo virus, non è questa la sede per trovare risposte a tale questione. E tutto sommato non sono quelle le risposte importanti. Non fermiamoci al “perché” e da dove sia arrivato il virus. Ma chiediamoci sempre il “come”, ricordandoci che la Vita ha mille modi creativi per portarci ciò che ci serve, per creare “prove iniziatiche” per individuo e società. Oggi la prova è il Coronavirus. L’avete visto al microscopio? E’ terribilmente bello! Mi chiedo se un microrganismo così meraviglioso possa portare solo male. Infatti no.

Ci fa stare a casa. Questo dovrebbe voler dire “stare dentro”. Stiamo a casa per non contagiarci il virus, ma soprattutto le emozioni negative che in questi giorni molte persone provano, come paura, tristezza, rabbia, angoscia, disgusto. In momenti come questo in cui ognuno di noi è tenuto a comprendere e a dare significati personali, stare nel “tempio e nel tempo” della propria anima potrebbe essere un privilegio e non una costrizione imposta. E cosa possiamo fare a “casa nostra”? Forse possiamo trasformare tutte le emozioni negative che ci vogliono “contagiare”. Forse distratti dalla paura del contagio del virus non sentiamo quest’ “altro contagio”. Allora possiamo provare a trasformare l’ansia in un comportamento adeguato e protettivo, la tristezza in riflessione seria sui valori dell’esistenza, la rabbia nella grinta per non lasciarci andare e non soccombere, l’immobilità in serena e consapevole scelta di stare nel momento presente ad occuparci, invece che a pre – occuparci.

I messaggi che ci arrivano spesso ci invitano a “combattere”,  a “sconfiggere un nemico”, “un demone”contro cui dobbiamo vincere la guerra, come disse il Presidente cinese. Ma la guerra produce sentimenti molto negativi, di terrore, di odio, di aggressività negativa, di depressione, di passività, di angoscia. Qualunque demone non sparisce se noi lo attacchiamo, ma possiamo proteggerci dai suoi aspetti più nocivi solo se lo capiamo, se lo conosciamo, solo se ci “riconosciamo” in lui sapendo che è parte di noi. E questo virus è parte della nostra umanità, del nostro essere fragili e e incapaci di onorare la Vita, spesso. E’ parte di noi anche se non ci ammaliamo. Solo se riconosciamo nel male, nel “demone”, quella piccola o grande parte di noi stessi che ancora non cresce, non capisce, non è consapevole, non è illuminata, allora ci proteggiamo osservando quel piccolo “veleno” (“virus” vuol dire questo) dentro noi stessi che ci può “immunizzare” dal “grande veleno” che ora vediamo come nemico. E non avremo bisogno di vaccini! Questo virus è il capro espiatorio e la proiezione esterna del nostro male, di cui non vogliamo riappropriarci, con cui non siamo disposti a fare i conti. Se ci pensate, questo accade anche a livello fisico. Se nel nostro corpo ci sono anche un po’ di batteri, virus, funghi e altre “cosine sporche” messe al posto giusto, siamo più protetti dalle “grosse porcherie”, come le malattie più gravi.


I virus non sono nemici; quando entrano nelle nostre cellule è perché il nostro corpo ha bisogno di essere trasformato, spesso “pulito”. Anche il nostro “corpo collettivo” aveva bisogno di questo. Per non parlare dell’ambiente. Ma non voglio allontanarmi dal tema. La Vita non si fa scrupoli a sacrificare qualche essere per portarne avanti tanti di più in un modo più consono alla Vita stessa, per riequilibrare i sistemi in ogni ambito, biologico, ecologico, psicologico, sociale ed energetico. Elaboriamo i lutti per progredire!

Non cadiamo in comportamenti ossessivi sterili e ripetitivi, ma piuttosto fermiamoci e portiamo l’attenzione dentro. Siamo consapevoli di appartenere tutti a un “male comune” che non ci ha contagiati, ma che è insito in noi, uomini e donne. Solo mettendo luce sul “demone” questo non avrà più motivo di esistere, poiché è arrivato solo per questo nobile scopo: ridurre le nostre scissioni interiori sui principi opposti, aiutarci a fare pace con noi stessi, stimolarci a crescere.

Non perdiamola questa occasione preziosa: sotto le onde agitate il mare è calmo. E allora andiamo a pescare lì immagini creative che possano contrastare quelle terrorizzanti che ci martellano in questi giorni, poiché il terrore non è mai protettivo, bensì ci rende fragili ed esposti. Solo comprendendo che la nostra interiorità (nonché il nostro intestino!) è la nostra protezione più grande, dove ci sono i nostri piccoli “veleni”; solo capendo che quello è il luogo dove possiamo conciliare , riconciliare e trasformare, allora potremo fare il miracolo di comprendere e quindi contenere il “grande virus”.



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